Contributi alle paritarie - comune di Belluno

Pubblico con piacere e soddisfazione la notizia che il Comune di Belluno ha incrementato (unica posta di bilancio!) il contributo alle scuole paritarie.
Questo atto è propedeutico alla firma di una convenzione che assicuri maggiore tranquillità ai rapporti tra le scuole e il comune stesso, convenzione che è in discussione e che speriamo di portare alla firma entro la fine dell'anno.
La bozza FISM ANCI Veneto ci serve da linea guida.
Tra tante difficoltà, dare una buona notizia - seppur non risolutiva - mi sembra comunque positiva e degna di nota!

La Giunta comunale ha deliberato una variazione di bilancio per aumentare di circa il 15 per cento l'annuale contributo in favore delle scuole materne paritarie, portandolo da 115.000 a 129.000 euro.
La decisione, che in una nota di Palazzo Rosso viene definita coerente con il programma di mandato della giunta Prade di garantire pari opportunità per tutti i soggetti a scopo didattico ed educativo del territorio, fa seguito a precisi impegni presi dall'Amministrazione con il Presidente di Fism, la Federazione italiana scuole materne, e le scuole aderenti.
Il contributo così incrementato verrà erogato a fine anno, si legge nel comunicato diffuso ieri, ed è al momento in via di ultimazione la bozza del rinnovo della convenzione che presto verrà sottoposta alla Fism.
«Si tratta di uno sforzo notevole per il Comune in tempi finanziariamente duri, di tagli e minori entrate - commenta l'assessore alla Famiglia, Marco Da Rin Zanco ma la ritengo un'azione dovuta a favore di soggetti che contribuiscono a facilitare la vita delle famiglie con bambini piccoli e delle mamme che lavorano, laddove la scuola pubblica non riesce ad arrivare, tanto che a Belluno i bambini che frequentano le materne Fism sono circa la metà degli iscritti agli asili pubblici.
«La loro è una presenza preziosa - sostiene la nota del Comune - che va sostenuta e valorizzata e di cui non è possibile fare a meno. E' anche da sottolineare che il nostro supporto da solo non può bastare, è necessario un intervento da parte dello Stato. Il Comune sta facendo la sua parte, ma gli organi centrali devono farsi carico di queste realtà, altrimenti non ha senso parlare di politiche per la famiglia».

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